Cent’anni di Marilyn Monroe
È nata esattamente cent’anni fa, sotto il segno dei Gemelli con ascendente in Leone e luna in Acquario.
Con un cielo del genere, non poteva che rivelarsi una donna indipendente, comunicativa, carismatica, determinata ma anche molto aperta e profonda. Infatti Norma Jeane Baker Mortenson, in arte Marilyn Monroe, al di là del suo sorriso seducente, dello sguardo ammaliante e della chioma platinata per cui è famosa in tutto il globo terracqueo, si è rivelata davvero una meteora dal passaggio veloce ma molto luminoso, al punto da divenire emblema indiscusso e riconosciuto della femminilità nella sua massima espressione.
Ha solcato con grazia il suolo terrestre per soli 36 anni, ma dopo il suo passaggio il mondo non è stato più lo stesso. Sembrava impossibile non notarla.

Durante la guerra, da semplice operaia di una fabbrica di droni militari, diventò fotomodella su consiglio di un fotografo che, vedendola, ne colse il potenziale.

Da modella a diva del cinema il passo fu relativamente breve ma non semplicissimo: infatti, dopo sei mesi di contratto con la Fox, si sentì dire che la sua recitazione drammatica fosse insufficiente.
Si rimboccò così le maniche per migliorarsi. È stata un prodigio di caparbietà mista a insicurezza, ma prevalse la prima perché un talento esplosivo non può farsi frenare dalla paura.

Durante il viaggio di nozze con Joe DiMaggio, nel 1954, cantò per i soldati statunitensi in Giappone. Si esibì di fronte a 13000 militari, iniziativa che le servì per superare la paura di recitare e cantare davanti a un vasto pubblico, donandole sicurezza.
La prova definitiva del suo talento fu, poco dopo, la vittoria dell’Henrietta Award ai Golden Globe 1954 come “migliore attrice del mondo”.
Nel 1955 fondò a New York, insieme a Milton H. Greene la Marilyn Monroe Productions. Il suo desiderio era mantenere l’indipendenza professionale ma il progetto ebbe vita breve a causa dell’ennesimo matrimonio, quello con Arthur Miller.
Viene da pensare che, se non si fosse mai sposata, avrebbe avuto forse un destino diverso. Purtroppo non lo sapremo mai. Di certo, Joe DiMaggio l’ha amata veramente nonostante i disaccordi perché le rimase vicino, in seguito, anche nei momenti bui che hanno preceduto gli eventi dell’agosto 1962.
Non solo bella(ma anche intelligente e idealista)
Affascinata dalla psicologia e da Freud, dalle religioni e incuriosita dalla conoscenza in generale, Marilyn contava più di 400 libri nella sua biblioteca personale. E non si trattava di semplici oggetti d’arredamento per il salotto. Lo si evince dal fatto che questi volumi contenevano note a margine, sottolineature e riflessioni.
Si interessava di letteratura, filosofia e poesia, arrivando anche a scrivere componimenti propri che mostrò ad amici con cui possedeva affinità elettive.
Le piaceva la politica, ma non quella di partito. Piuttosto, le premeva il lato umano, tant’è che si dichiarò sempre amante della democrazia ma non ne stimava i rappresentanti per partito preso. Se non si trovava d’accordo con certe decisioni lo diceva apertamente e appoggiò esponenti di partiti opposti laddove vide un reale interesse per il benessere della collettività.
Criticò invece chi si nascondeva dietro la facciata della democrazia non prestando, però, la giusta attenzione ai problemi che le stavano a cuore, come la minaccia nucleare e i diritti civili.
Profondamente buona e piena di ideali, non amava invece l’ideologia che, da donna intelligente quale era, sapeva essere fin troppo spesso retorica e ipocrita nei fatti concreti.
Fu accusata di essere comunista, radicale di sinistra, progressista e socialista. Fu persino attenzionata dai servizi segreti (quanto si può considerare pericolosa una diva di Hollywood? Questo la dice lunga sul peso reale di certi stereotipi…) ma rifiutò ogni etichetta che si pretendeva di appiccicarle addosso. Perché è vero che fu modella, ma la personalità da indossare se la scelse da sola.
A proposito dell’ambiente politico scrisse infatti:
“Nelle esperienze con qualsiasi gruppo di persone, bisogna saper distinguere i singoli individui. Non sono mai stata brava a far parte di un gruppo, nemmeno di un gruppo di due.”
Effettivamente, si sposò tre volte ma per pochissimi anni ogni volta. Del resto, un’anima libera tende ad essere allergica ai legami, soprattutto se questa sua natura volatile non viene rispettata ma si cerca di tenerla in gabbia. Ma Marilyn non permise a nessuno di possederla, di ingabbiarla o di etichettarla.
Rimase fedele alla propria identità in un’epoca in cui non era per nulla scontato riuscirci con la sola forza di volontà. E in cui i facili giudizi potevano risultare particolarmente spietati.
Bella da morire
Non mi voglio addentrare lungamente nel mistero della sua fine.
Era troppo piena di vita per decidere di spegnersi, ma era anche fragile. Lo fu soprattutto nell’ultimo periodo della sua esistenza. Il suo stato d’animo, dovuto ad un trascorso difficile al di là delle apparenze, sfogò in sintomi fisici che la debilitarono impedendole anche, per un periodo, di recitare. Questo le tagliò le gambe in certi ambienti ma le avvicinò di più chi davvero le volle bene.

A noi rimane ciò che realizzò. In meno di vent’anni mostrò al mondo il suo lato artistico su tutti i fronti: recitò, cantò, divenne imprenditrice cinematografica e si circondò di persone con cui condivise idee, interessi e progetti professionali.
Andy Warhol descrisse molto bene in alcune sue opere ciò che il mondo delle celebrità aveva fatto di Marilyn cucendole addosso un simbolo.

Nei suoi ritratti “Marilyn Diptych”, Warhol rappresenta il volto di Marilyn riprodotto in serie, ognuno in un colore diverso. L’icona diviene così il sostituto impostore dell’anima nascosta dietro la mercificazione.
La personalità squisitamente umana viene sostituita dall’immagine divina, sensuale e impeccabile della ribalta. Questa immagine falsata viene poi messa alla mercé del consumatore, esposta alla critica e resa facilmente sostituibile.
Eppure, senza troppo sforzo, la bellezza di un’anima la si percepisce. Nascosta da quel sorriso stampato e da quello sguardo vestito di lunghe ciglia finte si sente ugualmente la sua profondità. E ciò che ci rimane di lei non è solo la sua immagine ammiccante, ma anche una storia degna di essere ricordata e raccontata come fa, seppur sintetizzandola molto, questo breve articolo.
E poi ci rimangono i suoi film. Io ad esempio adoro questo, di cui ricorderete questa famosa scena:
Se non avete mai guardato “Quando la moglie è in vacanza” ve lo consiglio caldamente. Non solo l’interpretazione da vicina di appartamento ingenua e svampita è eccellente, ma il film nell’insieme è un esilarante monumento all’ironia tipica degli anni ’50.
Ma Marilyn non è solo cinema. Esiste ogni genere di prodotto ispirato a lei, persino una serie di bambole da collezione. Ad esempio, questa è ispirata alla scena del film riprodotta sopra:
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Marilyn Monroe è onnipresente. Perché rappresenta una bellezza a 360 gradi destinata, forse, a restare unica nel suo genere. E perché, se è vero che una persona può essere uccisa dalla sua stessa icona, è pur vero che un’icona non muore mai.