Se parliamo di vintage, non possiamo non parlare di cinema. Ecco quindi un veloce ma intenso viaggio nel tempo che ci mostrerà la storia della pellicola fin dai suoi primordi. Pronti? Si parte!
I rudimenti
Se volessimo stabilire quando sia effettivamente nato il cinema, dovremmo andare parecchio a ritroso nel tempo, almeno fino alle fiere e feste di paese tra settecento e ottocento, dove alcuni ambulanti potevano tirare su qualche spicciolo grazie al Mondo Nuovo, o pantoscopio.

Questo strumento permetteva la visione di immagini in sequenza interne al dispositivo.
Andando ancora un poco indietro nel tempo, troviamo la lanterna magica che faceva l’opposto, proiettando immagini dipinte su vetro, interne allo strumento, direttamente sul muro di una stanza buia grazie a una candela chiusa in una scatola (funzionava come i moderni proiettori per diapositive ma in maniera molto più rudimentale, dato che parliamo della seconda metà del 1600).
Il kinetoscopio di Thomas Edison, prodotto nel 1888, proiettava all’interno come il pantoscopio ma consentiva la visione di veri e propri film e non solo di immagini statiche.
I fratelli Lumière
Si narra che Antoine Lumière, imbattutosi proprio nel kinetoscopio di Edison, decise di creare qualcosa che permettesse di portare la visione all’esterno.
“Bisogna far uscire l’immagine dalla scatola. Rientro a Lione: i miei figli ci riusciranno!” disse. E rientrando da Parigi spronò Auguste e Louis a inventare un marchingegno migliore.
La competizione pare sia un carburante efficacie per l’avanzamento del progresso perché nel giro di pochi mesi i due fratelli brevettarono due macchinari per poi arrivare a quel che conosciamo come Cinématographe, risalente al 1895. In primavera proiettarono il film “L’uscita dalle officine Lumière” davanti a fotografi e scienziati, mentre a dicembre il pubblico pagante poté assistere alla proiezione del film nel Salon Indien du Grand Cafè a Parigi.
Gli anni trenta e i primi colossal
Invece la prima Mostra Internazionale del Cinema si svolse a Venezia nel 1932 e furono proiettati ben trentanove film provenienti da otto paesi. Un bel numero, dato il periodo storico.
L’anno successivo, nel 1933, uscì negli Stati Uniti il primo film di King Kong. Il kolossal di Schoedsack e Cooper, in bianco e nero, è considerato un capolavoro soprattutto per le tecniche innovative con cui fu realizzato, dallo stop-motion alle scenografie in miniatura fino alla proiezione su schermi traslucidi per ottenere l’interazione tra gli uomini e lo scimmione.
Si tratta, sicuramente, della versione di King Kong che Johnny Hunter e Molly Jorgenson, i giovani protagonisti di Scandalo al sole (USA, 1959) finsero di andare a rivedere al cinema per passare la serata assieme indisturbati.😏 Era infatti usuale, allora come oggi, riproporre nei cinema la visione di film di successo anche dopo diversi anni dalla loro uscita.

L’anno seguente, nel 1934, sempre negli Stati Uniti, uscì nelle sale cinematografiche il secondo film su Cleopatra. Ebbene sì, il secondo, perché il primo (udite, udite) fu un cortometraggio prodotto nel 1899.
Questo film del regista francese Georges Méliès, opera della durata di due minuti (nei quali la tomba della regina d’Egitto viene profanata da due uomini, e la mummia da loro incendiata si riscopre viva e arrabbiatissima), viene considerato uno dei primi film horror della storia del cinema.
Purtroppo, questo cimelio del cinema primitivo è andato perduto, ma dello stesso regista si possono trovare in rete altri cortometraggi realizzati all’inizio del novecento come “Viaggio sulla Luna” del 1902.
Mentre ben più famosa sarà la Cleopatra interpretata da Elizabeth Taylor nel 1963, l’opera del 1934 di Cecil B. DeMille distribuita dalla Paramount Pictures fu comunque un successo internazionale e vinse l’Oscar per la fotografia a cura di Victor Milner.

Nonostante il clima poco sereno di quel periodo storico a livello globale, menzionerò tre capolavori risalenti agli anni trenta dei quali ancora oggi possiamo godere la visione, ovvero: “Biancaneve e i sette nani, lungometraggio sonoro a cartoni animati realizzato da Walt Disney nel 1937, “Il mago di Oz”, con Judy Garland e il lunghissimo, tragico ma anche ironico e struggente “Via col Vento”, basato sull’omonimo romanzo di Margaret Mitchell del 1936 e diretto, come anche “Il Mago di Oz”, da Victor Fleming nel 1939.
Quanto a “Via col Vento”, colossal lungo quasi quattro ore, esso ci regala tutta una serie di scene iconiche e di citazioni passate ai posteri, tra cui “francamente me ne infischio” (Frankly, my dear, I don’t give a damn), frase pronunciata verso la fine del film da Rhett Butler, interpretato da Clark Gable.
Questa frase si è aggiudicata il 1° posto nella classifica delle cento citazioni cinematografiche migliori di tutti i tempi, scelte da una giuria di 1500 addetti ai lavori e stilata nel 2005 dall’American Film Institute.
Quanto al Mago di oz, esistono produzioni precedenti tra cui un film muto del 1908 e un cortometraggio di quindici minuti del 1910. Inoltre, ben tre diversi film muti ispirati alla storia del Mago di Oz furono prodotti nel 1914, il che fa supporre che nonostante le guerre e gli squilibri internazionali, i veri artisti non si scoraggino e dicano, proprio come Rossella O’Hara in Via col Vento, “dopotutto, domani è un altro giorno”.
Ma se nel 1936 Charlie Chaplin scrisse, produsse e interpretò “Tempi moderni”, è proprio di tempi più moderni che ora scriverò, perché dal secondo dopoguerra a oggi i vari registi e produttori hanno sfornato più pellicole che panini i fornai, opere di ogni genere caratterizzate da stili unici in linea col periodo storico in cui sono state girate.
Festival di Cannes, cinema tridimensionale e musical

Fu la fine dell’estate del 1946 a dare il via al Festival del cinema di Cannes che, pensate, si sarebbe dovuto inaugurare il 1 settembre 1939 ma, ahimè, in quell’occasione al cinema si preferì un ampio teatro…di guerra.
Nel 1948 e nel 1950 l’evento saltò per difficoltà finanziarie ma si tenne invece l’edizione a cavallo tra i due anni, nel 1949, in cui il film “Il terzo uomo” con Orson Welles vinse la Palma d’oro.
Ad ogni modo, il boom economico degli anni ’50 e ’60 fu decisamente propizio per questo settore dell’industria dell’intrattenimento, tant’è che si passò da festival più selettivi, che privilegiavano il reale valore artistico, a eventi costruiti con il preciso intento di far conoscere le nuove pellicole e attirare visitatori, indipendentemente, a volte, dalla qualità della pellicola.
Nel 1952, il 24 gennaio a Bombay, si apre il primo festival del cinema del continente asiatico. Nello stesso anno, a luglio, arriva sugli schermi il film western “Mezzogiorno di fuoco” con Grace Kelly e Gary Cooper mentre, dopo alcuni esperimenti rudimentali di cortometraggi con sistema anaglifo (occhiali con lenti rosse e blu) condotti negli anni venti, il 12 ottobre esce nelle sale di New York il primo film tridimensionale da guardare con gli occhiali 3-D, “Bwana Davil”. Seguirono “L’uomo nell’ombra” e “La maschera di cera” che grazie alla tecnica della luce polarizzata diedero il via all’età d’oro del cinema 3-D nel 1953.
Il 1952 è stato un anno pieno di sorprese in ambito cinematografico perché uscì sugli schermi anche “Cantando sotto la pioggia” con Gene Kelly che poté finalmente dare sfogo alle proprie abilità canore e di ballo dando ufficialmente il via ai musical.
A volte ritornano…
Nel 1954 col “Mostro della Laguna Nera” si diede il via all’infinita serie di mostri e personaggi immaginari con poteri speciali che ancora oggi popolano le pellicole cinematografiche. Infatti, l’anfibio mostruoso protagonista di quel film, Gill-Man (Uomo-Branchia) ottenne altri due sequel, “La vendetta del mostro” e “Il terrore sul mondo”, rispettivamente del 1955 e del 1956, oltre a comparsate più recenti in film come “Scuola di mostri” del 1987. Il suo faccione, decisamente poco aggraziato, troneggia in una teca del Museo del Cinema di Torino.

Potrei andare avanti per ore, parlando di attori e attrici come Charlton Heston, Marilyn Monroe, James Dean, Sandra Dee e Brigitte Bardot. Oppure di registi come Alfred Hitchcock, Franco Zeffirelli e Stanley Kubrick. Ma se lo facessi qui sulla pagina dedicata al cinema, cosa andrei poi a scrivere sugli articoli del blog?